giovedì 2 marzo 2017



E’ uscita la terza edizione del libro “ L’ ULTIMO SALUTO”  sulla strage dei 43 militi della Legione Tagliamento  trucidati a Rovetta  il  28 Aprile 1945.  Disponibile sul sito:  http://www.lulu.com/home
In memoria di Gregorio Misciattelli Bernardini, fondatore e primo Presidente della Associazione Reduci della 1^ Legione d’ Assalto “M” Tagliamento e del Comitato Onoranze Caduti di Rovetta e di Padre Antonio Intreccialagli, Cappellano della Legione.
Un grazie ai legionari Mariano Renzetti e Fedinando Cacciolo, combattenti per l’ Onore d’ Italia, che hanno dedicato la loro vita a testimonianza di una tragedia nazionale personalmente vissuta.




AI 43 GIOVANI DELLA LEGIONE TAGLIAMENTO TRUCIDATI INERMI DOPO CHE SI ERANO ARRESI A ROVETTA IL 28 APRILE 1945 DALL' ODIO PARTIGIANO E A TUTTI I CADUTI DELLA 
REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA


NON TROVERETE I LORO NOMI
 SUI LIBRI DI STORIA. 
PER QUESTO PARLEREMO DI LORO.



“Con l’avvicinarsi della primavera, il 28 aprile di ogni anno, sull’ imbrunire, dalla strada che scende dal Passo della Presolana, raffiche di vento strisciano tra le case poste sotto la montagna, rumoreggiando sulle pietre della via come un passo chiodato; sembra un passo cadenzato: è il marciare dei Ragazzi della Tagliamento, quando di pattuglia, scendevano a valle cantando“…per voi ragazze belle della via che avete il volto della primavera, per voi che siete tutta poesia e sorridete alla camicia nera…” 

 Si! è il cantare dei Legionari trucidati a Rovetta, che tornati in quella vallata, risalgono sulla Presolana, dove ogni notte sono di pattuglia; cantano, marciano e, mentre attendono giustizia, si chiedono e chiedono "PERCHE’ ?"
(tratto dal libro
 "ONORE-Una strage; perché?
Rovetta 28 aprile 1945" 
a cura di Giuliano Fiorani)


AI 43 MILITI DELLA LEGIONE TAGLIAMENTO 
TRUCIDATI INERMI IN ROVETTA
 IL 28 APRILE 1945

E NEL RICORDO DI TUTTI 
I CADUTI PER L’ONORE

ANDRISANO Fernando, anni 22
AVERSA Antonio, anni 19
BALSAMO Vincenzo, anni 17
BANCI Carlo, anni 15
BETTINESCHI Fiorino, anni 18
BULGARELLI Alfredo, anni 18
CARSANIGA Bartolomeo Valerio, anni 21
CAVAGNA Carlo, anni 19
CRISTINI Fernando anni 21
DELL'ARMI Silvano, anni 16
DILZENI Bruno, anni 20
FERLAN Romano, anni 18
FONTANA Antonio, anni 20
FONTANA Vincenzo, anni 18
FORESTI Giuseppe, anni 18
FRAIA Bruno, anni 19
GALLOZZI Ferruccio, anni 19
GAROFALO Francesco, anni 19
GERRA Giovanni, anni 18
GIORGI Mario, anni 16
GRIPPAUDO Balilla, anni 20
LAGNA Franco, anni 17
MARINO Enrico, anni 20
MANCINI Giuseppe, anni 20
MARTINELLI Giovanni, anni 20
PANZANELLI Roberto, anni 22
PENNACCHIO Stefano, anni 18
PIELUCCI Mario, anni 17
PIO VATICCI Guido, anni 17
PIZZITUTTI Alfredo, anni 17
PORCARELLI Alvaro, anni 20
RAMPINI Vittorio, anni 19
RANDI Giuseppe, anni 18
RANDI Mario, anni 16
RASI Sergio, anni 17
SOLARI Ettore, anni 20
TAFFORELLI Bruno, anni 21
TERRANERA Italo, anni 19
UCCELLINI Pietro, anni 19
UMENA Luigi, anni 20
VILLA Carlo, anni 19
ZARELLI Aldo, anni 21


“MOICANO” UNO DEI PROTAGONISTI DELL’ ECCIDIO

Comunicato a nome e per volontà dell’Associazione Reduci 1^ Legione ‘M’ d’Assalto Tagliamento e del Comitato Onoranze Caduti di Rovetta

RICORDO DI GREGORIO MISCIATTELLI 

Con profondo cordoglio, ma anche con immensa fede nella divina Volontà, annunciamo la scomparsa di Gregorio Misciattelli, caro e ammirato Camerata, Legionario della 1^ Legione ‘M’ d’Assalto Tagliamento, fondatore e Presidente della Associazione Reduci 1^ Legione d’Assalto ‘M’ Tagliamento e Presidente del Comitato Onoranze Caduti di Rovetta, Volontario Combattente per l’Onore d’Italia.
Giustamente su un Comunicato diffuso in Internet fra l’altro si legge: ‘Ci porremo sull’attenti rispondendo ‘Presente!’ al suo Nome nelle nostre Manifestazioni a venire ricordando la sua Figura esemplare indimenticabile ai nostri futuri giovani’.
Gregorio Misciattelli, figura non solo tra le più rappresentative e autorevoli rimaste della gloriosa Repubblica Sociale Italiana, ma Simbolo Autentico di essa, che impersonava con irresistibile carisma sia nel portamento fiero che nell’atteggiamento interiore e morale di persona retta e leale, se ne è andato per raggiungere i suoi diletti Camerati che lo hanno preceduto durante la guerra e nella successiva pace, nell’estremo viaggio verso il Cielo delle Anime giuste e degli Spiriti eroici.

Egli è venuto meno alle ore 2,02 dell’11 Aprile 2010 nella sua casa di Orvieto, dopo un lungo e logorante declino fisico, assistito dalla moglie Piera e dai figli.
Era nato a Orvieto il 23 Giugno 1924, e assai giovane , animato come la più pura gioventù di allora dal desiderio di servire la Patria, entrò nella Scuola Allievi Ufficiali di Fontanellato, il cui Comandante era il tenente colonnello Giovanni Baccarani, dalla quale uscì ‘ufficiale’ col grado di sotto tenente il 10 Settembre 1944.

La sua personalità di vero militare che univa al senso del dovere e del comando la capacità anche psicologica di entrare in sintonia con i propri soldati e di farsi da loro stimare e seguire, e di capo dotato del dono della lungimiranza nel prendere anche immediate decisioni, gli valsero incarichi, durante il periodo bellico, che egli assolse sempre con dedizione e con felice esito.

Partecipò con la Tagliamento agli ordini del Comandante Merico Zuccari a diverse azioni di guerra, fra cui quella impegnativa sul Passo del Mortirolo, dal quale, quando venne la notizia della resa tedesca, ebbe luogo la marcia, cui fece parte, verso il Tonale a la Valle del Sole, dove la Legione, invitta, dopo il discorso storico e toccante del suo mitico Comandante nel corso del quale liberò i suoi legionari dal giuramento prestato, si autosciolse deponendo le armi dietro propria volontà.

Non a caso Gregorio Misciattelli, testimone di questo evento della Storia della R.S.I., ci terrà sempre a dire, fin dal primo periodo seguente alla fine del II conflitto mondiale, che per lui la guerra non era finita, e che, anche senz’armi, continuava sia nello spirito che nelle opere, in forme diverse.

Infatti, Gregorio Misciattelli ha fondato l’Associazione Reduci della 1^ Legione d’Assalto ‘M’ Tagliamento, attraverso la quale ha continuato a ‘combattere’ per la salvaguardia della Memoria

della Legione e della stessa R.S.I., dando vita ai ‘Raduni Annui’ dei Reduci rimasti, a Rovetta, per la Commemorazione dei 43 Caduti, giovanissimi, traditi e spietatamente fucilati nella nota Strage del 28 Aprile 1945.

La costituzione di questa Associazione, che si deve a Lui, ha permesso da lunga data, fino ad oggi in cui si è giunti alla Commemorazione del 65° anniversario dell’Eccidio, di ricordare e onorare i nostri Martiri in un Appuntamento in cui i Reduci, e i famigliari dei Caduti, e i giovani che ne amano seguire la Idea, si ritrovano e si raccolgono insieme in preghiera nelle Messe in loro onore officiate.

Indimenticabile, la raccomandazione del Misciattelli di considerare le celebrazioni commemorative e religiose di questo Appuntamento, come pure di quello che si svolge annualmente al Verano di Roma davanti alla Tomba dei nostri Martiri grazie al Comitato Onoranze ricostituitosi, ed ai quali fino al 2008 in cui il fisico glie lo ha permesso, è stato presente, come ‘Celebrazioni rivolte , unitamente ai Caduti di Rovetta, a tutti gli altri Caduti della Tagliamento e della R.S.I.’.

Per i suoi alti meriti bellici e sociali, il Comitato Onoranze Caduti di Rovetta, nella Cerimonia d’Apertura del 63° Raduno del 2007, in Rovetta, gli ha assegnato un ‘Riconoscimento di Merito’, Premio Alto Morale conferito in ogni ricorrenza storica dell’Eccidio di Rovetta, consistente in una Targa con dedica incisa e sigla della R.S.I.

Due altri momenti sono da non dimenticare, significativi per esprimerci la grandezza di questo Combattente valoroso, Fondatore di nobili Istituzioni e creatore di preziose eredità patriottiche per il futuro d’Italia. 

Il primo, è quando la moglie Piera, nel corso di una intervista durante la Celebrazione religiosa del Maggio 2008 al Cimitero di Rovetta, ha pronunziato queste parole: ‘Io personalmente voglio dire una cosa, che sono estremamente orgogliosa di essere la moglie di un vero uomo italiano.Uno degli ultimi veri uomini italiani’.

Il secondo è quando, richiesto nella intervista anche a Lui nello stesso giorno e luogo fatta, di un suo pensiero e di un suo consiglio per la crescente Manifestazione, Gregorio Misciatteli, con un sottile sorriso quasi di chi vede lontano, e con una impercettibile commozione di gioia e di orgoglio, ha scandito queste parole-messaggio: ‘Io rappresento la Tagliamento. Perché in fondo sono stato io che l’ho tirata fuori, l’ho salvata. Siete voi giovani che dovete prendere l’esempio di noi vecchi. Capito? Oramai, noi, abbiamo fatto.’ 

Non a caso, ‘giovani’ in camicia nera, sono convenuti da varie regioni italiane al suo funerale svoltosi ad Annerona il 12 Aprile 2010 alle ore 15 nella chiesa di S. Maria Assunta, per dare a Gregorio Misciatelli il loro saluto inchinando sulla sua bara il labaro della Tagliamento e gridando al suo nome, col braccio destro alzato: ‘Presente!’. 


VISITA ALLA TOMBA 
DOVE RIPOSANO I RESTI DEI CADUTI DI ROVETTA

MEDAGLIA LEGIONE D'ASSALTO TAGLIAMENTO 

SPIGOLATURE SU UN MASSACRO
di Sergio Geroldi

C'era un brusio sbigottito tra i paesani in quei giorni di fine guerra. I quel piccola paese bergamasco, Rovetta, così come i tutti i piccoli centri, ogni notizia importante passava di bocca in bocca e, quel 28 Aprile 1945, preannunciava una tragedia che stava avvicinandosi minacciosa. Peraltro la gravità della situazione si era già delineata fin dalla mattina presto: quei camion carichi di partigiani armati fino ai denti che venivano da Clusone o forse da Lovere,quelle espressioni dure e la palese intenzione da parte dei nuovi arrivati di fare giustizia sommaria dei legionari prigionieri, non lasciava presagire nulla di buono. La guerra era finita da tre giorni ed il paese aveva già vissuto la tragedia bellica con la dolorosa separazione da numerosi suoi figli avviati verso i vari fronti, ma ora avrebbe dovuto essere tutto finito e, gradualmente, doveva tornare tutto alla normalità. Ma così non sembrava. Se la guerra aveva sostanzialmente sfiorato il paese con gli oscuramenti ed i controlli, ora il via vai di militari, tedeschi, russi e italiani erano terminati ; poi il fronte vero era lontano. Adesso, invece, la bruttura della guerra era lì, con le armi brandite minacciosamente sulle porte di casa, e ciò dimostrava che anche il peggio può peggiorare e le minacce attuarsi. Ed il "tam tam" preannunciava una uccisione in massa dei soldati che si erano arresi un paio di giorni prima. I militari avevano trattato la loro resa con un improvvisato Comitato di Liberazione Nazionale, il quale avrebbe dovuto garantire un ordinato passaggio di poteri da una amministrazione militarizzata sconfitta ad una costituenda amministrazione civile dai caratteri assolutamente imprecisati. Il comitato di Liberazione , in acronimo CLN, avrebbe dovuto essere il braccio politico del movimento partigiano armato, gerarchicamente superiore alle brigate in armi; ma erano tempi in cui la confusione era una costante, per cui la forza bruta collegata alla sete di vendetta annullò una subordinazione che, nei fatti, si rivelò una pura e disattesa formalità; e vedremo purtroppo con quali conseguenze. Il capo dei soldati prigionieri era un ragazzo ventiduenne, con gli occhiali, quasi timido che, per quanto privo di esperienze del genere aveva voluto la stesura concordata di un atto ufficiale di resa contenente garanzie per i militari sconfitti. E sconfitti non in combattimento! Da giorni ogni comunicazione col loro comando era venuto meno e lo sfaldamento del loro apparato militare era sotto i loro occhi; così le blandizie di un CLN che offriva garanzie senza essere in grado di garantirle ne carpì l'ingenua buona fede. Le controparti nella stesura del documento erano stati un militare di carriera, in borghese, ed un sacerdote. Quali più qualificati garanti avrebbero potuto sottoscrivere quell'atto? Non sapeva, il ragazzo, che mai un militare in divisa si deve arrendere a civili che non abbiano superiori diretti a cui rendere conto. La parola data può essere ripresa, riconsiderata a posteriori; i patti possono improvvisamente diventare privi di valore e, sui piatti della bilancia, finisce per pesare di più la spada di Brenno delle buone intenzioni. E la loro sentenza era già stata emessa, e non a Rovetta, ed il ventiduenne poco più che ragazzo con incarichi più grandi della sua età, quando fu brutalmente informato dai nuovi arrivati dei camion del crudele destino che sarebbe toccato a lui ed ai suoi soldati adolescenti protestò, ma inutilmente. Ricevette uno schiaffo da un partigiano, una fiamma verde, che gli fece cadere gli occhiali. Poi esibì inutilmente la copia dell'atto di resa, che fu fatto a pezzi. Chiese ancora che fosse lui e lui solo a pagare, e sollecitò per i suoi soldati un trattamento equo così come previsto dai patti sottoscritti, ma tutto fu inutile. Dovette così raccogliere 
dignitosamente gli occhiali e avviarsi al suo crudele destino ; fu fatto poi seguire, divisi a piccoli gruppetti, dai suoi soldati. Nel frattempo il militare di carriera era scomparso, ed il prete protestò energicamente solo quando i partigiani gli dissero che avrebbero fucilato i militari conto il muro della chiesa, dicendo che glielo avrebbero sporcato, e per il resto subì e fu parzialmente acquiescente. Anche lui si rimangiò la parola: l'importante, per lui, era l'aver scongiurato una futura sconsacrazione della parrocchiale, e tanto gli bastava in quel momento. Disonorò sostanzialmente il proprio abito , collocandosi a metà strada tra Don Abbondio e Ponzio Pilato e con l'aggravante di una buona deriva di avidità, pur pentendosi mentre erano in corso le ultime esecuzioni. In quel momento mise però molto zelo nel farsi consegnare dai morituri portafogli e valori che mai raggiunsero le famiglie di origine. E dovette scorrere un fiume di sangue prima che la sua coscienza , accecata forse dal risentimento per una motocicletta rubata che i soldati gli avevano trovata tempo prima nascosta in canonica , tornasse a valori ecclesiali, riuscendo a strappare alla morte tre quattordicenni, gli ultimi della lunga staffetta di assassinandi. Anche questo fu però grazie alla cooperazione congiunta coi pochi partigiani la cui sopportazione per la carneficina aveva già oltrepassato il livello di guardia. Va anche ricordato che un ufficiale partigiano aveva rifiutato di fornire uomini per le esecuzioni ma ,” vox clamans in desertum”, non potè fare nulla di più. Il prete ,invece, tenne poi nascosto il solo fuggitivo dal luogo dell'incarcerazione, che aveva preso il largo grazie alla passiva complicità di uno dei pochi umanissimi carcerieri . Questi guardiani improvvisati erano emanazione del pure improvvisato CLN, in cui i personaggi principali erano sempre il prete e l'ufficiale in borghese già citato, e non sapevano delle esecuzioni. E le due autoproclamatosi autorità non si posero neppure lontanamente il problema sul come avrebbero potuto onorare le garanzie offerte. Così i carcerieri che facevano riferimento al CLN intuirono che le esecuzioni erano in corso solo quando dovettero consegnare i prigionieri a piccoli gruppi e sentirono poi gli spari. Nemmeno i prigionieri sapevano del destino che li attendeva; da quasi 2 giorni venivano vessati da continue minacce di morte e ciò aveva creato in loro, usi più ad agire che a subire, uno stato di confusionale passività e di fatalismo. Ma ora lo scenario era mutato, ed andava percepita la nuova variante dato che le minacce di morte erano state proferite da gente diversa . Inoltre i nuovi arrivati della mattina si erano già fatti aprire la porta dell'improvvisata cella con la forza ed avevano percosso violentemente i prigionieri umiliandoli, e costringendoli a strapparsi le mostrine di cui andavano fieri. Sempre i nuovi, non fidandosi del CLN, avevano anche rinforzato il corpo di guardia con loro uomini. Solo uno dei prigionieri intuì istintivamente tutti questi cambiamenti. Già un carceriere gli aveva persino detto a bassa voce proibendogli di andare in bagno,”dove vuoi andare che tra tre minuti sei morto!” Capì che, dopo tante minacce di morte, quella potesse davvero essere la tragica “volta buona”nel senso di cattiva e agì: reiterò la richiesta del bagno e, quando come ultimo desiderio espresso da un condannato vi ci fu portato, fece in modo di chiudere solo parzialmente la porta, e si calò dalla finestra ; e la fortuna volle che il “Santo” guardiano gli fosse un poco anche angelo custode in quanto, volgendo il suo sguardo altrove aveva scelto una “amnesia da allarme”. Ma questo il ragazzo non poteva saperlo; al momento non poteva che essere solo preoccupato di far funzionale al meglio le ali ai piedi, ma li ritroveremo dopo....Così il fuggitivo si rifugiò nella canonica che era prospiciente al luogo dell'incarcerazione e si impossessò di una pistola lì nascosta ; era quella che il suo ufficiale aveva consegnato all'atto della resa ma, nuovamente armato, fu sorprese dalla perpetua impaurita che gli chiese se fosse uno dei prigionieri. La risposta era quanto mai ovvia e, per evitare possibili urla della donna gli consegnò l'arma e si nascose in soffitta armandosi solo di un pesante pezzo di ferro. Dal nascondiglio in soffitta intravide un certo movimento di armati ai piani bassi, ma nessuno lo cercò. E quando il prete tornò dalle esecuzioni (dove oltre ad aver raccolto i portafogli degli uccisi aveva anche officiato frettolosamente le funzioni di "routine" e lo sapeva ormai disarmato dalla sua “truppa”), salì di sopra ; lì , di fronte allo scampato, pianse. Gli disse che mai, in 20 anni di fascismo, aveva visto simili fatti e che lui poteva trattenersi in casa sua quanto voleva, e se lo tenne per 3 mesi. Cominciava forse tardivamente a pentirsi per la sua accidia, ma la frittata era già stata fatta! E, come responsabile del CLN, aveva dovuto constatare che il primo frutto di una libertà giacobina appena conquistata era stata una mostruosità. Ed offrì persino al ragazzo la tessera di partigiano (fiamma verde); ne disponeva già di un pacchetto in bianco, che riteneva di dover distribuire come le particole delle funzioni sacre. Il destinatario dell'offerta ebbe più dignità dell'offerente e rifiutò; e lui, sempre tardivamente, dovette ammettere che l'adolescente aveva ragione. In paese c'erano molti sfollati dalle città. Un gruppo di questi era costituito dalla famiglia Di Segni, ed era composta dal padre, dalla moglie e da 3 figli. La guerra era già costata alla famiglia diversi trasferimenti, ultimo Rovetta. Avevano dovuto abbandonare una proficua attività e, da mesi, vivevano indisturbato in quell'ospitale paese dove avevano ampliato le conoscenze, quasi integrandosi. Addirittura ,qualche mese prima, un reduce ferito al fronte ed in convalescenza a casa ( per inciso lo stesso che avrebbe poi effettuato la desistenza dall'allarme lasciando allontanare quatto quatto l'unico fuggitivo dalla strage) che si sposava, li aveva invitati al proprio matrimonio. E per il banchetto, all'epoca, c'era scarsità di generi alimentari dovuti ai razionamenti ma, si sà, in un paese di media montagna, in occasione di un matrimonio, qualche gallina o coniglio escono sempre dal cilindro per finire in pentola, e così fu anche per quel matrimonio. A quel momento di gioia conviviale parteciparono anche alcuni militari tedeschi, che da sempre amano le varianti italiche alle loro "cartofen", alcuni nostri militari e , ovviamente, tutta la parentela dello sposo e della sposa. Tutti si conoscevano l'un l'altro, tutti conoscevano le reciproche origini e storie, e l'armonia fu quanto mai perfetta. E perchè mai rinnegare lo spirito di quel recente convivio che era stato un po' bonario ed un po' complice? Poi i legionari che stavano per essere assassinati conoscevano perfettamente la loro storia e li avevano sempre protetti da possibili angherie dei loro alleati. Specialmente Umberto, il primogenito, vedeva nei volti dei morituri solo volti di adolescenti quasi coetanei. Volti che, scorso un fiume di sangue sarebbero riusciti, se pur con con troppo ritardo , a risvegliare la coscienza obnubilata del prete. E , non potendo assolutamente accettare passivamente la tragedia preannunciata che si sarebbe consumata di lì a poco, partì. In un albergo di Rovetta trovò tre ufficiali partigiani che conversavano ed interpellò il più alto in grado, che poi sarebbe stato identificato per il famoso "Moikano"(al secolo Poduie Paolo, allora residente a Rovigno d'Istria), quello cioè che la cultura ufficiale avrebbe indicato come il solo responsabile della strage, ed esordì con un cortese ma risoluto :" Scusi, non crede che si dovrebbe fare ai ragazzi un giusto processo? Non tutti possono essere colpevoli!". La risposta fu "Lei chi è?"
Umberto disse". Sono un Ebreo". Il Moikano proseguì con un suo caratteristico duro accento istriano "Dove era lei durante la guerra? “E Umberto" Sono un Ebreo, ho dovuto nascondermi con la mia famiglia". E allora il Moikano si erse con protervia per porre fine a quel dialogo intromissivo e chiuse seccamente con un "Noi eravamo in montagna!" E così finì il tentativo di un perseguitato di difenderne altri, in quel momento molto più che perseguitati. E poco dopo iniziarono a risuonare i rumori degli spari, vicino al cimitero, e durarono ore. Ed alla fine il brusio sommesso dei paesani cessò, lasciando il posto prima ad una cupa rassegnazione che si trasformò poi, gradualmente, in una cappa di silenzio che, per giorni, gravò sul paese. Quando in quel tranquillo borgo si consumò l'omicidio dei 43 ragazzi, che resta la più grande ed efferata strage di minorenni di tutta la storia d'Italia, non fu certo un momento in cui l'umanità ebbe il sopravvento. Ma se crudeltà e irresponsabilità, accidia, avidità e “ordini che venivano da altrove" determinarono quei momenti, a salvare il lato positivo della debole natura umana resta la semplicità disarmante di Umberto, uno dei pochi che ebbero il coraggio di manifestare aperto dissenso contro una mostruosità imposta da altrove , e della sentinella che .......dopo mezzo secolo riuscì finalmente anche ad abbracciare con le lacrime agli occhi l'allora ragazzo che aveva lasciato fuggire; fu solo il “Santo”(ed è forse un errore virgolettarlo), esponendosi a gravi rischi personali ma rispondendo più alla chiamata della propria coscienza che alle consegne impostagli dal servizio in una guerra ormai finita, l'Uomo che riuscì a rendere operativo un quasi generale ma impotente dissenso, pur raggiungendo solo un limitato successo.




ROVETTA IERI E OGGI
Dell’ eccidio di Rovetta del 28 Aprile 1945, da qualche anno, si è scritto tanto e parlato anche troppo.
Alcuni, volutamente influenzati da posizioni interessate, evitano di fare un’analisi veritiera di quel massacro inutile, dove: Moicano, alleati e partigiani hanno fatto la loro parte e tutti ne sono responsabili.
Purtroppo per interessi di parte, la verità partigiana continua a sostenere la traballante tesi che, essendo uno altrove (il comandante della 53° Garibaldi), essendo l’ altro in totale disaccordo forzato a fornire gli uomini per l’ esecuzione (il comandante della brigata Camozzi), l’ unico responsabile è il Moicano (Paolo Poduie) che sta a guardare mentre vengono uccisi i 43 giovani legionari della Tagliamento, mediante fucilazione, contro il muro del Cimitero di Rovetta in Val Seriana.
Ricordiamo ancora una volta la loro giovane età: il più anziano aveva 22 anni ed era il sottotenente che li comandava (aveva un fratello, ufficiale nell’esercito del Sud); tre militi avevano 21 anni; il grosso del gruppo aveva da 18 ai 20 anni; altri sei avevano 17 anni; tre poco più che ragazzini, avevano 16 anni; il più piccolo, Banci Carlo, aveva solamente 15 anni (il padre,colonnello, era prigioniero in India).
IERI – Massacrati cinque,sei alla volta, i legionari per posizionarsi davanti al muro, devono scavalcare i corpi dei loro commilitoni già caduti. Non tutti sono morti; alcuni si muovono ancora, scalciando. Dai fori dei proiettili di quei corpi ammucchiati, esce sangue. Il sangue di quelli di sopra, bagna il volto di quelli che stanno sotto, che hanno già bagnato col proprio sangue quelli che stanno ancora più sotto. Quel sangue scolato a terra, forma una così vasta pozza, che il volto dei primi caduti vi è immerso. Ad operazione conclusa, riceveranno sventagliate di mitra alla testa, e verranno sotterrati alla rifusa.
Di questo massacro odioso e inutile, per decenni si è parlato il meno possibile. Volutamente era caduto il silenzio: queste cose è bene non si sappiano, meglio il silenzio.
Ultimamente, in diversi libri, sono state documentate le responsabilità e i responsabili dell’ eccidio di Rovetta, che hanno fatto scattare nuovamente un’ omertosa solidarietà da parte dei soliti custodi della verità: la loro verità.
OGGI - Nel cimitero di Rovetta ci sono una Tomba, una lapide e una Croce con i nomi dei 43 giovani soldati, non caduti in combattimento giacchè disarmati, ma trucidati da soggetti invasati dalla vittoria e dalla vendetta.
Il 25/26 Maggio 2008, le lapidi poste all’esterno del muro del Cimitero, verranno oltraggiate.
(Giuliano Fiorani)


CANTONIERA DELLA PRESOLANA - L' ALBERGO FRANCESCHETTI 
DOVE ALLOGGIAVANO I MILITI DELLA TAGLIAMENTO

LE SCUOLE ELEMENTARI DI ROVETTA. QUI VENNERO PRELEVATI I MILITI DELLA TAGLIAMENTO E PORTATI ALLA FUCILAZIONE
VETTA LOCALITA' GRATAROLA : I RESTI DELLA BAITA CHE OSPITO' I LEGIONARI NELLA NOTTE TRA IL 27 E 28 APRILE 1945

IL MURO DOVE AVVENNE L'ECCIDIO

I FORI NEL MURO

LE FOSSE COMUNI NELLE QUALI FURONO BUTTATI
I CORPI DEI 43 TRUCIDATI

SETTEMBRE 1945 : LE FOSSE COMUNI

1947 : SI PROCEDE ALL' ESUMAZIONE DEI CORPI
I RESTI DEI 43 LEGIONARI



11 NOVEMBRE 1947 : CIMITERO DI ROVETTA 
CERIMONIA PER L' ESUMAZIONE DELLE SALME
ROVETTA LA TOMBA NEGLI ANNI 60


SORRETTI DA UN GRANDE IDEALE. FEDELI ALL’ ONORE DI SOLDATI. UNITI NELLA VITA E NELLA MORTE CADDERO PER LA PATRIA.

ROMA CIMITERO DEL VERANO : SALUTI ROMANI ACCOMPAGNANO LA CASSA NELLA QUALE VENGONO COLLOCATI NELLA TOMBA DEL VERANO I RESTI DEI CADUTI DI ROVETTA
ROVETTA LA TOMBA ATTUALE
LA CERIMONIA AL CIMITERO DI ROVETTA
ROVETTA : LE LAPIDI POSTE SUL MURO DEL CIMITERO IN RICORDO DEI 43 LEGIONARI E DI PADRE ANTONIO CAPPELLANO DELLA LEGIONE TAGLIAMENTO
ROMA CIMITERO DEL VERANO 
 LA TOMBA DOVE RIPOSANO I RESTI DEI 43 LEGIONARI

LA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE 

LEGIONARI DELLA TAGLIAMENTO